Ti capita mai di aprire la porta di uno stanzino vecchio e dimenticato, in un angolo remoto di un cortile o nel sottoscala di una casa che non visiti da anni? Trovi la polvere, le ragnatele, il legno gonfio a causa dell'umidità ed il metallo arrugginito per lo stesso motivo.
Ed aprire quella porta ti dà una strana impressione, sensazione di soffocante normalità. Tante e tante volte hai compiuto quel gesto, che pur a distanza di anni non riesci a stupirtene. Non riesci a considerarlo qualcosa di straordinario. Stai aprendo la solita porta sul solito minicosmo buio ed insignificante.
Ma oggi dietro i grossi lucchetti di ferro nero, accanto ai ricordi di un'infanzia che forse non era neanche tua - tanto è distante - trovi qualcosa di nuovo. Il rassicurante giallo del tuo stanzino - giallo della tua età, dei tuoi ricordi, dei tuoi polmoni - è rotto da un fastidiosissimo bianco: un biglietto di carta, perfettamente piegato in due metà, candido e nuovissimo. Potresti averlo poggiato là tu stesso due minuti fa, tanto è estraneo all'ambiente in cui si trova.
Non vorresti prenderlo, né tantomeno leggerne il contenuto. Ma evidentemente non sei ancora del tutto vecchio (fallito del cazzo), perchè decidi di farlo. Forse ne senti il bisogno. E dentro trovi una decina di righe scritte da non sai chi, non sai perchè e non sai come. Un perfetto estraneo (estranea, secondo il biglietto) ha letto nel tuo stanzino tutto della tua vita. La vita riposta in una stanza chiusa a chiave, la vita descritta in un blog. Hai ricordato per puro caso l'esistenza del tuo diario online, quello stesso diario cui più e più volte hai giurato fedeltà, quello stesso diario tante volte dimenticato. Perchè scrivi, ora? Eri annoiato, hai passato il pomeriggio giocando a poker su internet, leggendo le altrui conversazioni - più pessime che banali - in una chatroom di infim'ordine, ascoltando la musica del passato: oggi pomeriggio non eri la stessa persona che qui dentro ha lasciato tanto di sé, solo una povera testa di cazzo stanca di sé.
Eppure già alla seconda riga avevi deciso di rispondere ("e forse neanche lo leggerai questo commento, visto che non lo aggiorni più da un pò di mesi"). Sei fatto così, un imbecille che prende tutto come una sfida. Hai risposto ad una persona che forse non esiste, che probabilmente non leggerà mai queste parole, convinta che non siano state scritte. Ma la ringrazi. Non per aver vantato la tua intelligenza, non per aver letto né per aver scritto un commento. Solo per aver creduto in te, sperato che tu fossi uno dei privilegiati che non conoscono l'indifferenza. Il che ti fa sorridere: è già una gran cosa.
Ed aprire quella porta ti dà una strana impressione, sensazione di soffocante normalità. Tante e tante volte hai compiuto quel gesto, che pur a distanza di anni non riesci a stupirtene. Non riesci a considerarlo qualcosa di straordinario. Stai aprendo la solita porta sul solito minicosmo buio ed insignificante.
Ma oggi dietro i grossi lucchetti di ferro nero, accanto ai ricordi di un'infanzia che forse non era neanche tua - tanto è distante - trovi qualcosa di nuovo. Il rassicurante giallo del tuo stanzino - giallo della tua età, dei tuoi ricordi, dei tuoi polmoni - è rotto da un fastidiosissimo bianco: un biglietto di carta, perfettamente piegato in due metà, candido e nuovissimo. Potresti averlo poggiato là tu stesso due minuti fa, tanto è estraneo all'ambiente in cui si trova.
Non vorresti prenderlo, né tantomeno leggerne il contenuto. Ma evidentemente non sei ancora del tutto vecchio (fallito del cazzo), perchè decidi di farlo. Forse ne senti il bisogno. E dentro trovi una decina di righe scritte da non sai chi, non sai perchè e non sai come. Un perfetto estraneo (estranea, secondo il biglietto) ha letto nel tuo stanzino tutto della tua vita. La vita riposta in una stanza chiusa a chiave, la vita descritta in un blog. Hai ricordato per puro caso l'esistenza del tuo diario online, quello stesso diario cui più e più volte hai giurato fedeltà, quello stesso diario tante volte dimenticato. Perchè scrivi, ora? Eri annoiato, hai passato il pomeriggio giocando a poker su internet, leggendo le altrui conversazioni - più pessime che banali - in una chatroom di infim'ordine, ascoltando la musica del passato: oggi pomeriggio non eri la stessa persona che qui dentro ha lasciato tanto di sé, solo una povera testa di cazzo stanca di sé.
Eppure già alla seconda riga avevi deciso di rispondere ("e forse neanche lo leggerai questo commento, visto che non lo aggiorni più da un pò di mesi"). Sei fatto così, un imbecille che prende tutto come una sfida. Hai risposto ad una persona che forse non esiste, che probabilmente non leggerà mai queste parole, convinta che non siano state scritte. Ma la ringrazi. Non per aver vantato la tua intelligenza, non per aver letto né per aver scritto un commento. Solo per aver creduto in te, sperato che tu fossi uno dei privilegiati che non conoscono l'indifferenza. Il che ti fa sorridere: è già una gran cosa.
MinoIlRosso @ 17/02/2007 17:08 | commenti (8)(popup) | commenti (8)




