lunedì, 28 febbraio 2005 | in :
 L'interruttore non funziona. Non ti tange. Plic plic plic una dieci cento volte, a vuoto. Guarda dietro, senti questo suono. Non c'è circuito che si azioni.
Sei un fiume. Prendi strade impreviste, ti dividi a volte, ma ti riunisci. E il tuo corso non è mai fermato. Non esistono due vie, la tua strada è una, e la percorri a forza 10. Non perderti mai nulla dietro, piccolo forte ruscello.

Questo le è piaciuto. Forse non è un granchè, forse la metafora è vecchia, forse le frasi sono illeggibili e cacofoniche. Forse è solo il prodotto stonato di un cuore che ha perso la propria melodia. Però in una Total Eclipse of Heart.. è la fioca luce che ancora riesce ad emanare.
MinoIlRosso @ 28/02/2005 22:08 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 28 febbraio 2005 | in :

 - Vuoi davvero lasciare ai tuoi occhi
solo i sogni che non fanno svegliare. -
- Sì, Vostro Onore, ma li voglio più grandi. -
- C'è lì un posto, lo ha lasciato tuo padre.
Non dovrai che restare sul ponte
e guardare le altre navi passare
le più piccole dirigile al fiume
le più grandi sanno già dove andare. -
Così son diventato mio padre
ucciso in un sogno precedente
il tribunale mi ha dato fiducia
assoluzione e delitto lo stesso movente.
E ora Berto, figlio della lavandaia,
compagno di scuola, preferisce imparare
a contare sulle antenne dei grilli
non usa mai bolle di sapone per giocare;
seppelliva sua madre in un cimitero di lavatrici
avvolta in un lenzuolo quasi come gli eroi;
si fermò un attimo per suggerire a dio
di continuare a farsi i fatti suoi
e scappò via con la paura di arrugginire
il giornale di ieri lo dà morto arrugginito,
i becchini ne raccolgono spesso
fra la gente che si lascia piovere addosso.
Ho investito il denaro e gli affetti
banca e famiglia danno rendite sicure,
con mia moglie si discute l'amore
ci sono distanze, non ci sono paure,
ma ogni notte lei mi si arrende più tardi
vengono uomini, ce n'è uno più magro,
ha una valigia e due passaporti,
lei ha gli occhi di una donna che pago.
Commissario io ti pago per questo,
lei ha gli occhi di una donna che è mia,
l'uomo magro ha le mani occupate,
una valigia di ciondoli, un foglio di via.
Non ha più la faccia del suo primo hashish
è il mio ultimo figlio, il meno voluto,
ha pochi stracci dove inciampare
non gli importa di alzarsi, neppure quando è caduto:
e i miei alibi prendono fuoco
il Guttuso ancora da autenticare
adesso le fiamme mi avvolgono il letto
questi i sogni che non fanno svegliare.
Vostro Onore, sei un figlio di troia,
mi sveglio ancora e mi sveglio sudato,
ora aspettami fuori dal sogno
ci vedremo davvero,
io ricomincio da capo.

MinoIlRosso @ 28/02/2005 21:25 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 28 febbraio 2005 | in :

Quel cellulare si spense. L'immagine del comodino, con un lume, un pupazzetto di leopardo risalente ai tuoi sei anni, una sveglia dell'inter, un crocifisso ed una Madonna fu sostituita per un secondo dalla foto del tuo letto, pronto ad accoglierti, al buio, in una notte di dicembre. Poi schermo nero.
Che razza di chiusura del cellulare, che razza di sfondo e soprattutto che razza di gusto. Il gusto non lo hai mai avuto, chissà quante volte ti è stata rimproverata tale imperdonabile mancanza. Ma non vuoi farne a meno. Non vuoi fare a meno di andare in giro con la foto del tuo comodino, di tua nonna in posa plastica o della tua collana con il simbolo di Satana sul cellulare. Non volevi, almeno. Ora il cellulare ti servirà a ben poco, credi di non portarlo neanche più a scuola. In fondo non c'è più nulla di importante da farci; nessuno di importante da sentire; nessuno di importante da cercare, che voglia essere trovato almeno.
E in questi momenti ti rendi conto di quanto la tua vita sia attaccata agli oggetti. Prima una scrivania, la tua scrivania, che pretendevi riassumesse il tuo modo di essere, la tua storia e la tua vita futura. Ora il cellulare, che credi di poter eleggere a simbolo di un amore perduto. E poi cosa ci sarà? Il rasoio forse? Sei un povero fallito. E ti rendi conto di non essere in grado di insultarti con parole diverse da quelle già usate da altri in altre occasioni, per altri motivi. Motivi forse più validi di questo, ma la sostanza non cambia. No, non sai neanche scrivere, e te lo sei ripetuto per mesi e mesi, continuando a meravigliarti di come enormi talenti inconsapevoli si sviluppassero attorno a te. Tu non hai fatto crescere le tue capacità, parlare non è un'Arte, è solo una presa per il culo. E il primo a subirne i devastanti effetti sei stato tu. E ti rendi pietoso. Mi ammazzo, mi taglio le vene, mi butto sotto una macchina, mi affogo, mi getto dal balcone. Non lo faresti, perchè conosci la vita. non lo faresti perchè conosci te stesso. Non lo faresti perchè soffrire è nell'ordine delle cose, quell'ordine che hai sempre voluto rispettare con tantp rigore. Quell'approccio da persona matura che hai imposto a te stesso, ed al prossimo, non verrà infranto. Tu devi dimostrarti uomo. Lo hai voluto fare per qualcuno, lo hai voluto giurare, hai voluto dedicare la tua vita ad una persona. E continuerai a farlo, tu sei un tedesco. Un tedesco di Sicilia, "rinfrollito dai succhi vigorosi ed indolenti della terra siciliana" come le rose Paul Neyron del giardino del tuo amato Don Fabrizio. E che Tomasi di Lampedusa ti perdoni.
Ma ormai è morto, non può perdonare nessuno, e anche volendo non lo farebbe. Hai sulla scrivania un libro con la foto del gran faccione del Tomasi, uno spettacolo abominevole. Doveva essere noiosissimo, antipatico e dalla voce profonda e sgradevole, la voce di uno nato vecchio e destinato a non morire mai. Ti viene persino da ridere, perchè hai usato la stessa definizione per la Regina Elisabetta, in un eccesso di demenza, scherzando con tua sorella: non credevi di poterla riciclare per qualcosa di serio.
E ora sei qui, hai sempre paura a sederti al pc dopo cena, a vedere che si connetterà gente dolorosa, a sapere che non puoi fare a meno di questo dolore. Sei un povero demente. Sei un povero bambino. No, non sei cresciuto abbastanza. Può essere quanto vuoi rispetto agli altri, puoi essere più grande di ogni tuo coetaneo, puoi essere coetaneo di tutti i più grandi, ma non sarà mai abbastanza.


Sei piccolo.

MinoIlRosso @ 28/02/2005 20:14 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 26 febbraio 2005 | in :

"a me non frega nulla di me e te, ho mille altri problemi più grossi a cui pensare, lo vuoi capire?"
Ora l'ho capito.

MinoIlRosso @ 26/02/2005 20:09 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
venerdì, 25 febbraio 2005 | in :

 Beauty And The Beast

Remember the first dance we shared?
Recall the night you melted my uglyness away?
The night you left with a kiss so kind
Only a scent of beauty left behind

Ah, dear friend I remember the night
The moon and the dreams we shared
Your trembling paw in my hand
Dreaming of that northern land
Touching me with a kiss of a beast

I know my dreams are made of you
Of you and only for you
Your ocean pulls me under
Your voice tears me asunder
Love me before the last petal falls

As a world without a glance
Of the ocean's fair expanse
Such the world would be
If no love did flow in thee
But as my heart is occupied
Your love to me now has to die
Forgive me, I need more than you can offer me

Didn't you read the tale
Where happily ever after was to kiss a frog?
Don't you know this tale
In which all I ever wanted
I'll never have
For who could ever learn to love a beast?

However cold the wind and rain
I'll be there to ease up your pain
However cruel the mirrors of sin
Remember, beauty is found within

...Forever shall the wolf in me desire the sheep in you...

MinoIlRosso @ 25/02/2005 22:16 | commenti (popup) | commenti
venerdì, 25 febbraio 2005 | in :

pd ora viene il momento difficile. Quando hai appena fatto una scelta dolorosa, una scelta non tua, una scelta obbligata. Ma l'hai fatta Tu, perchè Tu devi essere il padrone, la guida, il player, non il character di questo dannatissimo videogame rompicapo. Tu decidi, ed ecco che anche quando puoi percorrere una sola strada in un solo senso ad una sola velocità il "libero arbitrio" ti uccide. Facciamoci uccidere allora, ci è concessa una sola libertà: Guardarci indietro e piangere. E quando si è liberi di fare una sola cosa non lo si evita. Perchè? Forse fa parte della nostra natura. E allora mi giro a guardare indietro, lungo la strada che mi hanno fatto scegliere. E vedo otto mesi. E vedo tanti sorrisi, tanti baci, tante carezze. E vedo me e lei, e vedo la prima volta che ci si è lasciati, e vedo la seconda, la terza, e vedo le cento e poi mille e ancora cento e poi mille volte in cui abbiamo litigato, le tante volte in cui ci si è detti "O così o da soli, non c'è altra via", ma l'altra vita c'era sempre, ed era sopportare. E vedo come un tempo la forza di sopportare ci fosse, la voglia di far riflettere, le parole efficaci per rendere l'idea esempio, l'esempio insegnamento, l'insegnamento crescita. Un tempo mi arrendevo di meno, e lottavo come non mai. Lottavo contro il mondo, lottavo con chiunque pretendesse di vivere al mio cospetto non rendendosi conto di quanta polvere lo componesse, lottavo con chiunque andasse oltre i propri limiti, lottavo con chiunque neanche li conoscesse, i propri limiti.  Avevo voglia di dibattere di scatenarmi di incazzarmi di gridare, di convincere la gente a usare quella nocciolina ammuffita che avevano in testa, "Fate causa a Dio per essersi dimenticato i vostri cervelli e averli scambiati con la diarrea del figlio Gesù".
Un tempo amavo stare solo. Un tempo avevo paura del buio. Un tempo credevo alla magia. Un tempo credevo in Dio. Un tempo credevo nella scienza. Un tempo credevo nello Stato. Un tempo credevo nella politica. Un tempo credevo nella scuola. Un tempo. Ora non credo in nulla. Ora non posso fare ameno di stare con gente che odio. Ora il mio impegno è finito. Ora "Non amerò l'amore è unico ed il mio rischia la pena di morte nel tribunale dell'anima" scrivo sms del genere per dire che sto male. Una volta non avevo bisogno di fare del vittimismo. Potevo dire "fai come meglio credi, se hai bisogno di qualunque cosa io ci sono, non dimenticarlo".
Ma una volta non ero migliore di adesso. C'è stato un tempo in cui mi sono sentito signore del mondo, superiore agli uomini ed agli Dèi, superiore al concetto stesso di sovranità.

"Non hai mai l'impressione che tutti intorno a te siano indietro di tantissimi anni?"
"Sì, da quando sono nato"
Un bambino rosso al padre

Ora mi sono ritrovato a parlare di umanità, a dire "Tu non sei migliore degli altri, di nessuno degli altri, mettitelo bene in testa. Tu non puoi vedere la gente come oggetti. Tu non sei una Dea". E ci credo, ci credo davvero. Siamo tutti uguali. C'è chi si impegna e non riesce, in tal caso basta impegnarsi di più. C'è chi si scoraggia, chi non si decide, chi non si butta, chi non vive. In tal  caso basta crescere. C'è chi non vuole vedere gli altri, chi vuole che il centro di ogni cosa sia quell'Egò che ha distrutto tutti i tentativi di convivenza civile dei popoli. In tal caso basta guardarsi allo specchio.
E ora la parte difficile è non pensare a tutti i sogni. La parte difficile è  non  pensare che un pezzo di questo blog andrebbe cancellato, la parte difficile è non pensare che dovrei mentire a me stesso cancellando l'elenco di ciò che amo, e convincendomi di non amarlo più, la parte difficile è fare l'uomo. Ma se è giunta l'ora delle decisioni irrevocabili, se arrivo a citare quel coglione di Mussolini, se mi sento talmente male da preferire il rogo, che sarebbe morte più veloce, allora andiamo avanti.


"The show must go on"
...and it won't stop anymore. But I still love.
I'll be waiting for you.

MinoIlRosso @ 25/02/2005 22:02 | commenti (popup) | commenti
mercoledì, 23 febbraio 2005 | in :

 LA MORTE

La morte verrà all'improvviso
avrà le tue labbra e i tuoi occhi
ti coprirà di un velo bianco
addormentandosi al tuo fianco
nell'ozio, nel sonno, in battaglia
verrà senza darti avvisaglia
la morte va a colpo sicuro
non suona il corno né il tamburo.

Madonna che in limpida fonte
ristori le membra stupende
la morte no ti vedrà in faccia
avrà il tuo seno e le tue braccia.

Prelati, notabili e conti
sull'uscio piangeste ben forte
chi ben condusse sua vita
male sopporterà sua morte.

Straccioni che senza vergogna
portaste il cilicio o la gogna
partirvene non fu fatica
perché la morte vi fu amica.

Guerrieri che in punto di lancia
dal suol d'Oriente alla Francia
di strage menaste gran vanto
e fra i nemici il lutto e il pianto

davanti all'estrema nemica
non serve coraggio o fatica
non serve colpirla nel cuore
perché la morte mai non muore.

MinoIlRosso @ 23/02/2005 19:35 | commenti (popup) | commenti
lunedì, 21 febbraio 2005 | in :
 Ma davvero non ci capisco più niente, nè ci voglio capire. Sempre più incasinate le mie vite. Quella sentimentale, ruolo primario, motore che spinge avanti la carcassa molliccia, lentigginosa ed a tratti rossa, è andata in panne. Quella scolastica mi distrugge, non ho voglia di studiare ma devo farlo, e ci perdo pomeriggi interi, a scapito di attività che mi sarebbero molto più utili. Amicizia comincia a non esistere, amici ne ho, o ne avevo, ma vivo la mia vita senza loro, come loro senza me. Li vedo a sabati alterni e ci parlo un paio d'ore delle mie sfighe, o ascolto le loro. Ma è raro che ne abbiano da raccontare, a volte sembra ( e me ne stupisco non poco) che vivano meno di me.
MinoIlRosso @ 21/02/2005 22:40 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
giovedì, 17 febbraio 2005 | in :
 Questo blog è noioso. Mi deciderò a cambiare un po' atmosfera.
MinoIlRosso @ 17/02/2005 13:42 | commenti (5)(popup) | commenti (5)
martedì, 15 febbraio 2005 | in :

 Allora passavi da casa una volta al mese, entravi al buio, i mobili coperti con della plastica, per evitare l'accumulo di polvere, le finestre e le persiane serrate, puzza di chiuso, di vecchio. Attraversavi l'ingresso, poi sempre dritto a sinistra. Ecco la porta, aperta. Interruttore alla sinistra, altezza viso. Ecco il pc. Accendevi il case, non lo schermo. Ti voltavi, andavi ad aprire le finestre: aria e luce. Tornavi indietro, all'ingresso, ed ecco che di fronte c'era la tua stanza. Ti spogliavi. restavi con i pantaloni o semplicemente in mutande. Allora eri pronto, il monitor si illuminava ed il solito vecchio desktop era ancora lì, non ti aveva abbandonato. La destrezza delle dita sulla tastiera mai perduta, connettevi MODEM ADSL B-QUICK. Poi mIRC, Internet Explorer, Opera.
/ss seen questo, quello e quell'altro. /whois questo, quello e quell'altro. /j #questo, #quello e #quell'altro. /ns info questo quello e quell'altro. /nick Mino|off. Aprivi il suo blog, lei non era a Messina e credeva che tu non lo leggessi, ne era convinta, e si sarebbe incazzata sapendo che tu non solo lo leggevi, ma lo avevi anche salvato sull'hard disk. Poi toccava al corso html. Cominciasti in estate creando una pagina web che ancora hai sul portatile, una pagina in cui ti lamentavi della tua adolescenza, una pagina come tanti dei post di questo piccolo blog. Ma era la prima volta che lo facevi in forma scritta. E ogni appuntamento con la tua casa di Messina era appuntamento con l'html, era appuntamento con il blog che già meditavi di costruire, era appuntamento con i tanti blog che spiavi. Sì, li spiavi, tentando di capire cosa pensassero tante persone del mondo, della propria vita, della propria età. O cercando disperatamente di trovare riferimenti alla tua persona, alla tua vita. Questa era la solitudine. Il tuo ritratto non avresti mai trovato, nella vita altrui. Ma altro non potevi fare. E c'era quella dannata Undertow, sottofondo infernale. Un po' come ora. La chat deserta, ora che hai aggiunto msn riesci a sperimentare l'angoscia di vedere la lista dei contatti off-line, su icq hai solamente il contatto di Saffo, quindi non lo connetti proprio. E stavolta non hai niente da leggere sui siti degli altri, quindi puoi scrivere. Scrivere mentre lei è a scuola, non ti ha più risposto e fra poco sarà ricreazione. E in questo preciso istante ti è venuto in mente un sogno che non puoi scrivere, ricordare o raccontare. Quando avrai cliccato "Pubblica post" sarà già stato dimenticato, nessuno avrà il coraggio di chiederti di che sogno si trattasse. Nessuno potrà averlo.
Tu eri una persona.
Tu avevi deluso amici.
Tu avevi deluso parenti.
Tu avevi deluso te stesso.
Tu non avevi avuto il coraggio di vivere.
Tu non avevi avuto il coraggio di rischiare.
Tu ti eri incatenato.
Tu ti eri sopravvalutato.
Compisti sedici anni quell'estate, l'età che aspettavi di raggiungere da tutta la vita. Non sapevi che in un batter d'occhi ti saresti avvicinato ai diciassette. Non sapevi che la gente ti avrebbe regalato tanti addii, per i tuoi diciassette. Era il tuo numero, quello fortunato, quello sotto cui nascesti. Ma non credevi di dovertelo immaginare come uno dei più tristi della tua vita. Ora ne sei convinto, ora che mancano 5 mesi e 2 giorni. Ora sai che passerai l'estate del 2005 solo.

Ma compirai diciassette anni il 17/7, entusiasmante. Sarebbe potuto venire nel 2007..
Però grazie a chi c'è stato e ci sta sempre, di inverno e d'estate, in ogni momento, pronto a prendere la chat, il telefono, le email, il cellulare, il primo mezzo di trasporto, per me. Pronto a consolarmi, pronto a trascinarmi con la forza fuori da questa banale dimensione e farmi vedere il sole. Ti giuro che mi rivedrai diverso. Lo giuro a Te che sei quello che legge per la prima volta questo blog e se ne sta fottendo altamente di un ragazzino che ingombra la rete con leggerissimi kilobyte di testo, lo giuro a Te che conosci tutto di MinoIlRosso, lo giuro a Te che ti chiami Giacomo.

E poichè io non scrivo di professione, nè per passione, non ho il senso della misura. Non ho semplicemente voglia di smettere, non avrei altro da fare. O dovrei studiare "Filosofia fino pag.169", "Classico latino vv. nonmiricordo pag. nonmiricordo", "Chimica pag 81-86", "Progetto Comenius".
Ma poichè il cd è finito.. Vi saluto. [Appena si azzarda a dire che questo post è bello e lei scrive male la prendo a testate.]

MinoIlRosso @ 15/02/2005 10:23 | commenti (popup) | commenti