venerdì, 13 novembre 2009 | in :
Oggi parliamo di ipocrisia. ypokritès era, nell'antica Grecia, l'attore. Colui che si fingeva "altro da sé". Colui che indossava una maschera. Nella società di oggi, lo stesso significato della parola "ipocrisia" è ipocrita. Usualmente si conferisce al termine un'accezione negativa, eppure quanti di noi ne fanno il proprio pane quotidiano. Nessuno riesce a vivere delle relazioni sociali pacifiche senza un pizzico di ipocrisia. Oh, certo, si possono sempre utilizzare eufemismi ("amore della pace", "quieto vivere" et similia), ma il succo è sempre lo stesso. Siamo talmente ipocriti da fingere di non esserlo mai. E io sono stato ipocrita a lungo, anche nei confronti di tutti voi soci. Ho cercato di trovare giustificazione al mio comportamento, appellandomi proprio alle scuse di cui sopra. Non avevo intenzione di cominciare la convivenza con una nuova piccola società (L'Ass. Neapolis) in maniera conflittuale. Mi sono ripromesso di frenarmi, di evitare determinati atteggiamenti, persino di autocensurarmi se fosse necessario al mantenimento dell'ordine e della pace. Ma i fatti recenti mi dimostrano che ho errato. Perché mi sono illuso che tradire me stesso, cercare di scremare la schiuma velenosa, di smussare gli angoli più appuntiti potesse risultare in un contributo più proficuo, più apprezzato e più significativo. Così non è stato. Quando entrai, presentato e sostenuto da uno dei Soci Fondatori (max, NdA), si disse che probabilmente avrei fatto scintille, avrei pestato qualche piede e mi sarei sicuramente beccato qualche espressione non proprio lusinghiera; ma che in fondo sarei stato una risorsa preziosa, se avessi avuto voglia di impegnarmi. Ebbene, questa voglia è nata tardissimo. Sono stato formalmente membro di due commissioni. In una sono stato un fantasma - e ringrazio dell'eleganza che gli altri componenti hanno dimostrato, nel non farlo notare pubblicamente. Nell'altra, erano da poco cominciati i lavori. E non mi dispiaceva affatto. Si trattava di scrivere in fondo, di esprimere opinioni, di commentare. Diventare Editorialista? Tutto quello che ho sempre fatto, quasi "il mio campo". Avevo anche scritto, per la prima volta con vero entusiasmo dopo tanto tempo, un "pezzo" del primo editoriale della nostra associazione. Ma a che serve scrivere, se non puoi esprimere liberamente il tuo pensiero? Riemergeva costantemente il problema dell'automoderazione che mi ero imposto. Potevo pormi in contrasto con tutti, in rottura, arrivare al nichilismo autodistruttivo e scrivere un bel pezzo. O cercare di mantenere la benedetta pace all'interno delle quattro mura del CUS che ci ospita. Ho optato, per l'ennesima volta, per la scelta moderata. E l'avrei mantenuta senza battere ciglio. Antigone mi avrebbe insultato: la comunità prima dei valori individuali? Cosa mi ha insegnato il liceo classico? Mi stavo pian piano rendendo conto che vivere all'interno di un gruppo insegna a sacrificarsi. Questo fino a stamattina. Quando - con un misto di rammarico e delusione - ho scoperto che quel mio sforzo è stato vano. Un detto latino recita "Non ite mittere margaritas ante porcos". Lungi da me l'idea di offendere quei poveri maiali, sia chiaro. Stamattina ho scoperto che buona parte dell'assemblea non gradisce il mio modo di parlare. Ho scoperto che se dico "marxista" sto ostentando erudizione, ho scoperto che se esprimo il mio pensiero qualcuno avrà da ridire perché non lascio niente da dire agli altri. Ho scoperto che avrei fatto bene a dirlo fin dall'inizio, che secondo me chi non ha il livello di istruzione minimo non solo non dovrebbe fare parte di un'Associazione che si definisce socio-culturale, ma andrebbe bandito dall'intera società civile. I mali della nostra società - ignoranza, invidia, incapacità di ascoltare il prossimo - sono tutti ben rappresentati dalla nostra Assemblea. Che ha dunque grandissime potenzialità: col tempo e con molto impegno potrebbe diventare un trogolo, proprio come il resto dell'Italia. E mi duole sinceramente dirlo, poiché diversi sono i soci meritevoli del mio rispetto e della mia ammirazione. Come singoli. Mi duole soprattutto per loro, perché affogheranno nella sentina in cui un vuoto spirito di pseudodemocraticità li ha sprofondati. Ciò che questa Assemblea non ha mai voluto comprendere è che la democrazia, qui, è nata degenere. L'abbiamo di fatto superata, quando ci siamo resi conto che fra noi ci sono menti brillanti ma anche teste vuote. Quando abbiamo visto che c'è chi vive di letteratura, storia, diritto, arte, politica, attualità e chi vive di calcetto e serate in discoteca. Senza offesa per nessuno, ma i secondi per me restano feccia. Un mio caro amico ama citare il Mein Kampf, ed il concetto che ne emerge di cittadinanza come merito. Ma dove sta il merito, se l'amicizia personale o l'affetto ci impediscono di vedere oltre il nostro naso? Ci impediscono di vedere che chi non trova il proprio spazio dentro quest'Assemblea non lo merita. La debolezza è un demerito, e l'ignoranza una colpa (cit. Sgarbi). Ha senso abbassare il livello complessivo di una società, solo perché esistono deboli ed ignoranti? Chiedereste ad un medico di curarvi la parte infetta, o di ammalare tutto il resto? Nessuno - e dico nessuno - ha il diritto di lamentare la differenza negativa fra il proprio livello culturale e quello altrui. Nessuno ha il diritto di pretendere che il mondo rallenti per i propri deficit. Nessuno può sperare che lo spirito di carità cristiana che a volte viene elargito con liberalità diventi un diritto. La mentalità che ha portato quest'Assemblea a discutere di una quisquilia del genere è la stessa che porta la nostra società alla rovina. Si tratta di qualunquismo, di arroganza e stupidità. Come quando ci si astiene dal voto, e ci si lamenta poi dei Governi in carica. Manca la cultura? Non si riesce a capire di cosa parlo quando cito Antigone, il Mein Kampf, i verbi greci o Cicerone? La risposta è una sola. Studiate. Non state qui ad ammorbare l'aria. E lo so benissimo che il mio modo nazista di esprimere il concetto non è condivisibile da nessuno qui dentro (sturiale a parte). Ma so altrettanto bene che moltissimi di voi hanno pensato le stesse cose, una o più volte nel corso dei nostri lavori. Hanno pensato che certe persone farebbero prima a non venire affatto, piuttosto che chiudersi nel mutismo per addebitare ad altri la propria incapacità intellettuale. Io lo sto solo dicendo. E per una volta mi riapproprio del mio ruolo. Ricciardi ha sempre fatto polemica, ha sempre detto ciò che pensa. E stasera si toglie la maschera, lacera la coperta di ipocrisia che da mesi ci illudiamo possa proteggerci. Vi dirò di più, citando nuovamente le parole di un mio amico. Io non mi devo guadagnare il paradiso. Io non devo sentirmi buono, bello o giusto, né tantomeno democratico. Se mi chiedesso quale ruolo voglio in un processo medievale, io direi il boia. Quest'Assemblea sarebbe il popolo che lancia pomodori marci e sputi ai condannati. Indistinto, spersonalizzato, irresponsabile. Chi credete che sia il più onesto? La convivenza con questa comunità è stata piacevole, a tratti formativa e decisamente un'esperienza di cui non pentirsi. Ma è palese la divergenza fra lo Statuto di Neapolis e quello di Giacomo Ricciardi. Per questi motivi vi auguro una buona prosecuzione dei lavori e risultati sempre più grandi: alcuni di voi hanno le potenzialità per fare strada. G.R. P.S. Allego un glossario, a beneficio di quanti non sono in grado di comprendere alcuni dei termini utilizzati in questo breve discorso. Eufemismo. (dal verbo greco ευφημέω (Euphemèo), «risuonare bene» oppure dal verbo greco ευφημί (Euphemì), «parlar bene, dir bene») è una figura retorica che consiste nell'uso di una parola o di una perifrasi al fine di attenuare il carico espressivo di ciò che si intende dire, perché ritenuto o troppo banale, o troppo offensivo, osceno o troppo crudo Et similia. "e altre cose simili", dal latino. Non ite mittere margaritas ante porcos. Traducibile con "non date perle ai porci". Marxista. Formalmente ispirato al pensiero di Karl Marx, filosofo ed economista del XIX secolo. Trogolo. Contenitore quadrangolare in legno o altro materiale, dove si mette il cibo dei maiali Sentina. Parte posta più in basso nello scafo di una imbarcazione dove si raccolgono i vari scoli e le infiltrazioni d'acqua. Traducibile anche come "fogna". Eviterò di spiegare i riferimenti storici o letterari, per i quali rimando ad una più compita istruzione media inferiore e superiore.
MinoIlRosso @ 13/11/2009 13:59 | commenti (popup) | commenti
domenica, 19 aprile 2009 | in :
"Amo troppo l'amore per non amare irrazionalmente". (G.R.)
MinoIlRosso @ 19/04/2009 13:40 | commenti (popup) | commenti
domenica, 22 febbraio 2009 | in :
Hai davvero oltrepassato ogni limite. Forse non te ne sei mai resa conto - o non mi hai mai voluto ascoltare, quando te lo facevo notare - ma peggiori di giorno in giorno. Siamo passati dal rapporto di due fidanzati che non potevano fare a meno l'uno dell'altra a quello di due perfetti estranei. Sei arrivata persino ad ignorarmi sistematicamente. Fino a due giorni fa avevi la barriera dello studio, ma ora? Perché hai preso l'abitudine di non rispondermi? E perché le poche volte che lo fai sei scazzata, scortese, scostante? Sembri quasi avvertire fastidio per la mia persona. Non percepisco dolcezza da tempo ormai immemore. E quando usciamo, mi dirai, allora non ne avverto? Sì, ma non mi può bastare. Non posso stare con due persone diverse, e quella con cui esco non è la stessa che mi sbraita al telefono per ogni cazzata. Tu cambi ogni cinque minuti. Sei in grado di passare dalla serenità alle urla a squarciagola nell'arco di 20 secondi. A niente serve cercare di farti capire come ci si sente, dovendo sempre combattere con te. Ho cercato di giustificare il tuo comportamento, di addebitarlo allo stress dello studio, allo stress per le vicende della tua famiglia, al periodo di transizione, all'età difficile. Ma tutte queste cose sono passate, e i tuoi comportamenti sono sempre là. Non venirmi a dire che sono pressante, non venirmi a dire che sono un rompicoglioni, non venirmi a dire che ti ho svegliata. Non i singoli episodi mi hanno portato a scriverti, ma la sistematicità dei tuoi comportamenti.
Io sono stanco, triste ed addolorato. Io non posso reggere tutti i colpi che vengono dalla vita quotidiana, e a questi dover sommare quelli che vengono da te. Tu dovresti essere il mio momento di riposo, il mio scudo protettivo, la persona amata fra le cui braccia trovare ristoro quando tutto il resto fa schifo e non ho neanche voglia di vivere.
Io non mi ritengo il migliore degli ziti che una ragazza possa desiderare, ma ho sempre cercato di essere questo per te; di sostenerti quando eri in difficoltà, di aiutarti a stare meglio quand'eri triste, di farti sentire che un cuore su sei miliardi in questo mondo batte per te. Tu vivi il nostro rapporto nella maniera più semplice e comoda possibile. Tu mi sei mancata un mese intero, e credi veramente che il solo fatto di essere stati insieme un paio d'ore ieri sera sia bastato a cancellare la solitudine accumulata? Credi davvero che sia giusto concedermi una paio d'ore della tua vita, e poi di nuovo scomparire, senza più chiederti che faccio, cosa penso, se ho bisogno di te? Cazzo stamattina ti sei comportata esattamente come una settimana fa. Non sei esistita, hai risposto con un monosillabo ai miei messaggi, e poi sei scomparsa nuovamente. E che cazzo credi? che cazzo sono, una macchinetta a gettoni? Mi dai un minuto della tua attenzione e devo andare avanti 8 ore prima di essere ricaricato?
 
Forse ora cominci a capire perché quando mi hai conosciuto ero così oscuro, così depresso ed infinitamente negativo. Era l'unico modo per sentirmi forte. Niente mi poteva toccare, andavo avanti come un treno verso i miei obiettivi, ero determinato ed arrivavo sempre al successo. Ma ora no, non sono più così forte, sono un essere umano. Mi sono aperto a te, e nei tuoi confronti ho abbassato tutti gli scudi e le barriere. Nei tuoi confronti sono fragile come un bambino appena nato, non mi posso difendere dagli attacchi. E persino una frase sgarbata mi fa restare infinitamente male. Tutto questo te l'ho detto mille e mille volte, ma sembri non capirlo.
 
Continui a ferirmi, giorno dopo giorno inesorabilmente. Persino ieri sera, sei stata in grado di urlarmi in faccia mentre lo stavamo facendo. Mentre lo stavamo facendo, cazzo. E più di una volta. Cosa pensi che avrei dovuto fare? Avrei dovuto mandarti a fare in culo. Avrei dovuto farti capire, una volta per tutte, che non sono il tuo giocattolo. Che non puoi trattarmi con aria di sufficienza, come se non avessi un carattere o un cuore. E invece non l'ho fatto, perché quanto ti guardo in faccia, anche se mi hai appena trattato come l'ultimo verme di questa terra, mi ricordo che TI AMO. Perché IO ti amo. TI AMO anche se non faccio altro che soffrire, ti amo anche se passo dal dolore alla rabbia il 90% delle volte che penso a te. Ti amo anche se mi hai trattato infinitamente peggio di qualunque altra persona che io conosca. Ti amo perché sei la malattia terminale da cui non posso né voglio guarire. Ma se tutto continua così avrò bisogno della morfina. Dovrò rialzare il muro, dovrò tornare ad essere una persona diversa. Se sono cambiato è stato solo per te, solo perché non approvavi il mio modo di affrontare la vita. Ma se neanche questo cambiamento è servito a niente, tornerò ad essere quello che sono sempre stato. Una persona sola in un mondo di persone sole, che va avanti per la sua strada senza guardare in faccia nessuno, senza fidarsi di nessuno, senza amare nessuno.
 
Non mi aspetto che tu condivida, non mi aspetto che approvi quello che dico. Spero solo che non liquiderai questa email come il solito, noioso sfogo del tuo zito. Spero che tu la legga tutta, spero che la rilegga più volte senza fermarti sulle parole, cercando di sentire (con il cuore) quello che ti voglio dire. Se verrai da me a lamentarti di questa o quella critica, di questa o quell'obiezione, di questo o quell'episodio, allora saprò che non hai capito un cazzo del mio discorso. Spero che tu avverta la mia disperazione. Spero che tu comprenda che non voglio attaccarti, sto condividendo l'ennesimo pezzetto del mio cuore con te. Un pezzetto che da diverso tempo fa parecchio male. Cerca di guarirlo, perché lo puoi fare solo tu.
 
E se sarai in dubbio se considerarlo uno sfogo o una lettera d'amore, vorrei che pensassi la seconda.
 
 

Ti amo.

Mino

La parola a Faber.

MinoIlRosso @ 22/02/2009 16:50 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 03 febbraio 2009 | in :
Eh già, non è più così facile scrivere su queste dannate pagine. Le dita si inceppano sulle lettere, sbagli a digitare, non sai neanche di cosa parlare. Perché continuare questo dannato massacro? Dovresti chiudere tutto, dichiarare finita quell'epoca e smetterla di tentare. Manca l'ispirazione, manca la qualità, manca persino il sentimento. Eppure non riesci a staccarti da questo mondo tanto antico, tanto amico, tanto oscuro, tanto tuo.
Come un conto in sospeso, una partita mai chiusa, un appuntamento perso e mai dimenticato. Come un folle assassino, continui a tornare sul luogo del delitto, ancora ed ancora, nell'assurda speranza che qualcuno ti scopra. Che qualcuno ti condanni, e ponga fine a questo triste cerchio. E le parole sono sempre meno. Parlino gli H.I.M., ancora una volta, per me.
MinoIlRosso @ 03/02/2009 22:14 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
martedì, 27 maggio 2008 | in :
An angelface smiles to me
Under a headline of tragedy
That smile used to give me warmth
Farewell - no words to say
Beside the cross on your grave
And those forever burning candles

Needed elsewhere
To remind us of the shortness of our time
Tears laid for them
Tears of love tears of fear
Bury my dreams dig up my sorrows
Oh Lord why
The angels fall first?

Not relieved by thoughts of Shangri-La
Nor enlightened by the lessons of Christ
I'll never understand the meaning of the right
Ignorance lead me into the light

Needed elsewhere
To remind us of the shortness of our time
Tears laid for them
Tears of love tears of fear
Bury my dreams dig up my sorrows
Oh Lord why
The angels fall first?

Sing me a song
Of your beauty
Of your kingdom
Let the melodies of your harps
Caress those whom we still need

Yesterday we shook hands
My friend
Today a moonbeam lightens my path
My guardian
MinoIlRosso @ 27/05/2008 22:02 | commenti (6)(popup) | commenti (6)
domenica, 18 novembre 2007 | in :
This thing called love I just cant handle it
This thing called love I must get round to it
I aint ready
Crazy little thing called love
This (this thing) called love
(called love)
It cries (like a baby)
In a cradle all night
It swings (woo woo)
It jives (woo woo)
It shakes all over like a jelly fish,
I kinda like it
Crazy little thing called love

There goes my baby
She knows how to rock n roll
She drives me crazy
She gives me hot and cold fever
Then she leaves me in a cool cool sweat

I gotta be cool relax, get hip
Get on my tracks
Take a back seat, hitch-hike
And take a long ride on my motor bike
Until Im ready
Crazy little thing called love

I gotta be cool relax, get hip
Get on my tracks
Take a back seat, hitch-hike
And take a long ride on my motor bike
Until Im ready (ready freddie)
Crazy little thing called love

This thing called love I just cant handle it
This thing called love I must get round to it
I aint ready
Crazy little thing called love
MinoIlRosso @ 18/11/2007 14:25 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
giovedì, 26 luglio 2007 | in :
From lashes to ashes
And from lust to dust
In your sweetest torment
I'm lost
And no heaven can help us
Ready, willing and able
To lose it all
For a kiss so fatal
And so warm

Oh it's heartache every moment
From the start 'til the end
It's heartache every moment
With you
Deeper into our heavenly suffering
Our fragile souls are falling
It's heartache every moment
Baby with you

And we sense the danger
But don't wanna give up
'Cause there's no smile of an angel
Without the wrath of god

Oh it's heartache every moment
From the start 'til the end
It's heartache every moment
With you
Deeper into our heavenly suffering
Our fragile souls are falling
It's heartache every moment
Baby with you
My darling with you

From lashes to ashes
And from lust to dust
In your sweetest torment
I am lost
And we sense the danger
But don't wanna give up

Oh it's heartache every moment
From the start 'til the end
It's heartache every moment
With you
Deeper into our heavenly suffering
Our fragile souls are falling
It's heartache every moment with you
That's right
MinoIlRosso @ 26/07/2007 14:34 | commenti (3)(popup) | commenti (3)
mercoledì, 04 luglio 2007 | in :
...sarà finita.
MinoIlRosso @ 04/07/2007 20:34 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
domenica, 03 giugno 2007 | in :
Baby, have you seen, there is a snake in our paradise
A serpent that's wriggling between us
and freezing our feelings to ice

And with each drop of blood we bleed because of this
something so precious dies and it feels it really is...

Killing Me Killing You
Killing all we have
As our loves wither away

Burning Me Burning You
Burning us to ash
Drowning us in a sea of flames

Darling, do you feel, there is a storm coming our way
The burning light between us is already starting to fade
The fire in our hearts is smothered by the rain
and the crimson flame of passion turns into something gray

And with each drop of blood our shattered hearts ever bleed
something so precious dies and is lost eternally

Killing Me Killing You
Killing all we have
As our loves wither away

Burning Me Burning You
Burning us to ash
Drowning us in a sea of flames

Each teardrop from your eyes
makes something inside me die
Each of these days that draws us part
takes a piece from my heart

Kill me kill me kill me again with your love
and chase the storm away
Bring me bring me bring me the end with your love
and haunt the demons away

Killing Me Killing You
Killing all we have
As our loves wither away

Burning Me Burning You
Burning us to ash
Drowning us in a sea of flames

Kill me kill me kill me again with your love
and chase the snake away
Bring me bring me bring me the end with your love
and haunt the serpent away

Non posso parlarti di me, non posso parlarti di me. Ogni definizione ha perso senso, niente di razionale potrebbe spiegare ciò che sento, niente di umano potrebbe risolvere ciò che accade.
Mai e poi mai mi sono arreso all'evidenza di doverti perdere. Non l'ho fatto l'otto dicembre, privato del tuo amore e della tua verginità. Non l'ho fatto il primo gennaio, privato della tua sincerità. Non l'ho fatto a febbraio, a marzo, privato persino della tua vista. Non lo faccio ora, privato di TE. I nostri sentimenti, nella loro forma più pura, valicano i limiti del conosciuto e del conoscibile. Ma le nostre azioni sono di gran lunga al di sotto di quegli stessi limiti. Non siamo maturi, non siamo altruisti e non siamo degni di distruggere quello che in assoluto è il sentimento più grande e bello mai provato da essere vivente. Lo so, le parole non ti piacciono e non ti piacciono i grandi discorsi.
Non ti piacciono soprattutto se scritti e non detti, non ti piace che io eviti di parlarti faccia a faccia.
Quello che sto scrivendo ora è solo un documento, un'attestazione dell'esistenza del Nostro amore. Questo sopravviverà a me, durerà molto più della mia vita. Nella tua casella email o sul mio computer, o sul pezzo di carta che lo contiene, sarà un monito per i posteri. Amate sempre, con tutti voi stessi. Sacrificate con gioia la vostra anima, non vi è demonio più crudele degli occhi della vostra ragazza... né tentazione più dolce.
Ti...


Addio
MinoIlRosso @ 03/06/2007 00:59 | commenti (1)(popup) | commenti (1)
sabato, 17 marzo 2007 | in :

LES LITANIES DE SATAN

O toi, le plus savant et le plus beau des Anges,
Dieu trahi par le sort et privé de louanges,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

O Prince de l'exil, à qui l'on a fait tort,
Et qui, vaincu, toujours te redresses plus fort,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui sais tout, grand roi des choses souterraines,
Guérisseur familier des angoisses humaines,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui, même aux lépreux, aux parias maudits,
Enseignes par l'amour le goût du Paradis,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

O toi, qui de la Mort, ta vieille et forte amante,
Engendras l'Espérance,--une folle charmante!

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui fais au proscrit ce regard calme et haut
Qui damne tout un peuple autour d'un échafaud,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui sais en quel coin des terres envieuses
Le Dieu jaloux cacha les pierres précieuses,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi dont l'œil clair connaît les profonds arsenaux
Où dort enseveli le peuple des métaux,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi dont la large main cache les précipices
Au somnambule errant au bord des édifices,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui, magiquement, assouplis les vieux os
De l'ivrogne attardé foulé par les chevaux,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui, pour consoler l'homme frêle qui souffre,
Nous appris à mêler le salpêtre et le soufre.

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui poses ta marque, ô complice subtil,
Sur le front du Crésus impitoyable et vil,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Toi qui mets dans les yeux et dans le cœur des filles
Le culte de la plaie et l'amour des guenilles,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Bâton des exilés, lampe des inventeurs,
Confesseur des pendus et des conspirateurs,

O Satan, prends pitié de ma longue misère!

Père adoptif de ceux qu'en sa noire colère
Du Paradis terrestre a chassés Dieu le Père,
O Satan, prends pitié de ma longue misère!

MinoIlRosso @ 17/03/2007 17:14 | commenti (9)(popup) | commenti (9)